Primo, il corpo materiale; secondo l’essere spirituale; terzo un essere pensante di gran lunga superiore a tutti i movimenti vitali e alle forme materiali. Quest’ultimo grande principio, conosciuto come mente, può essere però dimostrato solo attraverso i cinque sensi e, sulla base di questa testimonianza, tutte le conclusioni mentali sono cattive e tutti gli ordini emanati da questa corte mentale sono destinati a muoversi verso qualsiasi punto o a fermarsi in qualsiasi luogo. Così, per ottenere buoni risultati, dobbiamo immergerci nelle verità della Natura e viaggiare in armonia con esse. Quando questa grande macchina-uomo cessa di muoversi in tutte le sue parti, la cosiddetta morte, l’esploratore, con il suo bisturi, non trova né mente né movimento. Trova soltanto materia formata, senza alcun motore a guidarla. Può ripercorrere i canali attraverso i quali i fluidi hanno circolato, può individuare il rapporto tra una ed altre parti; di fatto, con il suo bisturi, può esporre alla vista l’intero macchinario che un tempo era sapientemente attivo. Supponete che l’esploratore sia in grado di aggiungere il solo principio del movimento: subito vedreste l’azione, ma sarebbe un’azione confusa. Non è questo l’uomo che si desiderava produrre: Vi è un’altra aggiunta indispensabile per controllare questo corpo o macchina attiva: la mente. Aggiungendo la mente, l’intero macchinario funziona in quanto uomo. Uniti nella piena azione, i tre sono in grado di formare l’entità desiderata, al completo.
Guardiamo all’organismo in perfetta salute, il che significa perfezione e armonia non in una parte ma nell’intero organismo. Fin qui siamo pieni solo di amore, stupore e ammirazione. Per il filosofo, tuttavia, si apre un altro momento di osservazione. Poiché rileviamo un’opposizione parziale o universale, dalla più piccola osservabile alla più alta, nell’esistenza di azione e morte, si apre per noi il libro dei perché e mostra le sue pagine, e ciò richiede un lavoro mentale finanche all’agonia, per conoscere la causa o le cause che producono in un arto un’anomalia relativa a senso, moto, nutrizione, fenomeni funzionali volontari e involontari. La sua mente esplora l’osso, il legamento, il muscolo, la fascia, i canali attraverso i quali il sangue viaggia dal cuore alla destinazione locale, con i vasi linfatici e il loro contenuto: nervi, vasi sanguigni e ogni canale attraverso il quale tutte le sostanze sono trasmesse in tutto l’organismo, in particolare all’arto debilitato in questione. Procede oltre e ottiene sangue in abbondanza al cuore e dal cuore, ma i risultati ottenuti non sono sufficienti e si apre allora un’altra pagina sul perchè non si ottengano validi risultati e dove sia il mistero, e quale qualità ed elemento di forza e vitalità è stato negato. A un tratto, lo colpisce il pensiero che il liquido cerebrospinale è il più alto elemento conosciuto all’interno dell’organismo umano e che, se il cervello non fornisce questo liquido in abbondanza, persisterà una condizione di disabilità. Colui che è in grado di ragionare, vedrà che occorre attingere a questo grande fiume di vita e che i campi in via di inaridimento devono essere subito irrigati, o il raccolto della salute andrà perduto per sempre.
Vita significa esistenza, esistenza significa sussistenza, sussistenza significa qualcosa su cui sostenersi, del grado di raffinatezza necessario ad adattarsi all’essere o principio la cui funzione è compiere l’opera qualificata che si trova segnata sul registro del più saggio dei costruttori, il cui lavoro è assolutamente corretto in forma e in azione, e bello a vedersi. Esso suscita l’ammirazione dell’uomo e di Dio stesso, che dell’uomo disse: “Non solo è cosa buona, è cosa molto buona”.
Filosofia dell’Osteopatia, Andrew T. Still